Selezionare un nuovo libro da pubblicare in una collana così particolare come Spaghetti Weird è sempre un esercizio rischioso. Voler mantenere una forte identità e allo stesso tempo scegliere di spaziare tra i generi e gli stili, puntando forte sulla personalità degli autori, ci costringe a fare i conti con le aspettative. E dopo questo rapido preambolo, vi presento la nuova uscita di Spaghetti Weird, che potrete leggere prima della fine di giugno.
Il mistero dell’Oscar scomparso – di Ilaria Mainardi

A prima vista, qualcuno potrebbe persino storcere il naso (spero non per la deliziosa copertina di Defeale, già autore di quella de Un Esercito di Pomodori tristi!)
“Dov’è l’orrore?” si chiederanno. “Dov’è il fantastico? Dove sono i mostri, le anomalie, gli universi impossibili?”
Domande legittime
Del resto, la casa editrice è nata per esplorare territori insoliti, per dare spazio a ciò che sfugge alle definizioni più comode. E proprio per questo motivo Il mistero dell’Oscar scomparso merita di stare qui.
Perché anche il giallo è un genere. E quando è scritto bene, quando riesce a dialogare con la tradizione senza diventarne schiavo, quando sa essere intelligente senza prendersi troppo sul serio, può risultare sorprendente quanto il più visionario dei racconti fantastici.
E l’approccio di Ilaria Mainardi è estremamente weird. Dissacrante, deliziosamente ironico, mi ha conquistato fin dalle prime pagine. Ilaria ha dimostrato una capacità di giocare con i meccanismi del giallo classico senza mai trasformarli in una semplice parodia. Si avvertono gli echi dei grandi maestri del mistero, del poliziesco e della commedia investigativa, ma ciò che emerge con forza è soprattutto una voce personale, riconoscibile, capace di trasformare ogni personaggio in una piccola, irresistibile caricatura umana.
Tra le pagine del libro troverete un investigatore improbabile, un pappagallo memorabile, una sfilata di caratteri eccentrici e un intreccio che procede tra equivoci, battibecchi e intuizioni geniali. Troverete soprattutto il piacere del racconto: quello autentico, che invita il lettore a
voltare pagina con il sorriso sulle labbra. Credo che oggi sia più importante che mai ricordarsi che i generi non sono gabbie. Sono
strumenti. Mappe. Punti di partenza. Le opere che restano sono spesso quelle che attraversano i confini, che si concedono il lusso di andare oltre.
In fondo, il weird stesso nasce dalla volontà di incrinare le certezze, di spostare il punto di vista e di mescolare ciò che dovrebbe restare separato. Il mistero dell’Oscar scomparso è riuscito pure a interessarmi di nuovo al calcio. Non a quello giocato, lo confesso, anche se
l’amore dell’autrice per questo sport è evidente da ogni pagina, da ogni riferimento, da ogni metafora che rimanda al terreno di gioco. Ma a quello raccontato sì. Sono tornato a un paio di decenni fa, quando nella mia libreria accanto ai Lovecraft e ai Tolkien facevano spesso
capolino i romanzi di Osvaldo Soriano, Eduardo Galeano, o quel Febbre a 90 di Nick Hornby che avevo amato al cinema prima ancora che sulle pagine.
Per tutti questi motivi, non considero questo romanzo un ospite inatteso della collana. Al contrario. Lo considero una conferma, e una speranza che sia solo il primo di una lunga serie di titoli capaci di sorprendere in primis me stesso come editore, che mi facciano venire,
come è successo stavolta, la voglia di avventurarmi in qualcosa di nuovo.
Se c’è una cosa di cui sono convinto è che aprendo un libro non dovremmo sapere esattamente cosa stiamo per leggere.
Da queste parti bisogna aspettarsi l’inaspettato.
Sempre.
Buona lettura.
Michele Borgogni
Spaghetti Weird
